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La nostra regione è stata colpita da eventi molto tristi: il ritrovamento dei piccoli di Gravina morti in un pozzo nel centro della propria città; i morti sul lavoro di Molfetta, che un medico a Taranto prima di uccidersi ha sterminato a martellate la p

La nostra regione è stata colpita da eventi molto tristi: il ritrovamento dei piccoli di Gravina morti in un pozzo nel centro della propria città; i morti sul lavoro di Molfetta, che un medico a Taranto  prima di uccidersi ha sterminato a martellate la propria famiglia. Inoltre conosciamo bene lo sfruttamento del lavoro nero, la tratta di esseri umani, la mala sanità, gli incidenti sul lavoro, il senso di sconfitta che si risolve nella fuga verso l’uso di droghe ed alcol o nella soluzione finale del suicidio.Naturalmente sappiamo bene che la nostra terra è anche altro. Molte dinamiche sociali, economiche, culturali e politiche si vanno consolidando ed evolvendo nell’assicurare la costruzione di una società salda che sa come costruire un futuro di ampie prospettive. Si tratta di persone, uomini e donne, che hanno ancora la passione per il bene comune, che intendono spendersi con onestà nelle strutture che costituiscono la regione tutta. Si tratta di persone che riescono a sognare e a lavorare con forza per realizzare sogni di giustizia e uguaglianza.

Ma rimangono i lati oscuri, le zone d’ombra.

I bambini di Gravina sono morti in un disinteresse generale, in un abbandono che scandalizza, gli operai di Molfetta sono stati vittime di scorciatoie applicate dai datori di lavoro per evitare spese e difficoltà burocratiche, gli omicidi e i suicidi sono l’ennesima prova che viviamo in una società che ha perso ogni orizzonte, ogni speranza e stabilità.In questo mondo, in tutta questa società con le sue luci e le sue ombre, dobbiamo dire che è ancora possibile  e necessario essere chiesa. Predicare l’Evangelo di Cristo è diventato un dovere sociale, politico, una necessità complessa e complessiva. Le parole della fede devono essere sciolte per diventare un messaggio chiaro di denuncia, di giustizia, di speranza in una difficile stagione di paure e insicurezze. La nostra evangelizzazione ha senso se conduce Cristo sin dentro le zone più buie della nostra quotidianità. Quali priorità dare alla nostra predicazione? È difficile dirlo. Sicuramente è necessario tenere presente la domanda di Dio ad Elia: che fai qui? E prima di risolvere tutto facendo progetti e declinando risposte dobbiamo badare bene alla domanda. Siamo posti davanti alla domanda del “qui ed ora”. Chiesa, cosa fai qui ed ora, dove sei, a cosa sei chiamata, cosa fai e cosa dici? Nel confrontarci su questa domanda troveremo insieme le risposte. Per ora soffermiamoci sul metodo. Il metodo è che la nostra predicazione sia sempre più la predicazione dell’evangelo della pace, della giustizia, della legalità, nel qui ed ora e lontano da astratte generalizzazioni. Fuori dalla grotta (quante volte la chiesa è la nostra grotta di sicurezza) incontriamo la domanda di Dio. Questa domanda ha la bocca e la faccia, le mani e le gambe dei tanti disperati, disillusi, violentati e sconfitti della nostra società tra cui c’è la nostra stessa gente. Predichiamo a questa società l’attenzione per i piccoli, l’amore per il bene comune, la solidarietà e la ricchezza che proviene dalla preoccupazione di costruire per tutti un futuro possibile. Qualcuno potrebbe dire che questa è politica e che non si può confondere la predicazione con la politica e che la chiesa deve essere al di sopra delle parti.Credo che oggi siamo chiamati, come credenti, a correre il rischio di sporcarci le mani scendendo in campo, cogliendo le dinamiche dell’oggi e portando pubblicamente la parola evangelica di Gesù Cristo. Questa parola è di parte, è dalla parte di chi non ha parte, di chi è escluso ed è perso. Dobbiamo aprire una stagione di confronto nella chiesa per ripartire con la nostra azione sociale e la nostra evangelizzazione, ma soprattutto dobbiamo avere il desiderio di confrontarci con quanti lavorano nella società per capire bene il “qui ed ora” nel quale lavoriamo e predichiamo.

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