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PASQUA TEMPO DI FESTA

PASQUA TEMPO DI FESTA

Festa della vittoria della vita sulla morte: una vittoria che i cristiani celebrano in ogni situazione, anche quando sembra che la morte abbia oramai avuto la sua vittoria sulla vita. Tempo di memoria! Nell’anno 783 dalla fondazione di Roma, la morte aveva prevalso su quel rabbi di Galilea chiamato Gesù. Egli parlava di vita donata ai suoi amici e di amore offerto ai suoi nemici; parlava e agiva con potenza tanto da guarire ogni persona dalle infermità e chiamare un uomo fuori dalla sua tomba per riportarlo alla vita.  Tempo di sgomento! In quel mattino del primo giorno della settimana, quando la pietra che copriva il sepolcro di Gesù venne rimossa per liberare quel corpo dal potere della morte e farlo risorgere, delle donne andate alla tomba ricevono il grande grido della resurrezione con l’invito a raccontarlo a tutti, ma “fuggite non dissero nulla ad alcuno perché avevano paura”. Tempo di contraddizioni! I cristiani gridano oggi nei loro culti o nelle loro messe, che Cristo è risorto, che la morte è stata sconfitta e che il potere del peccato è oramai alle spalle di ogni donna e di ogni uomo; gridano la resurrezione, ma preparano armi di distruzione, politiche economiche per affamare il mondo e uccidono ogni forma di creazione, pur di proseguire il loro cammino di civiltà.

Pasqua!

Dunque tempo di festa, ma non a basso prezzo. Noi oggi cantiamo al Signore risorto nonostante tutto, come ha scritto un credente dei nostri giorni: “nonostante ancora oggi, a duemila anni di distanza, sembra che non ci sia più posto per la speranza, che la liberazione tardi a venire, che le tenebre continuino ad avvolgere la terra, che la fame, la malattia, la guerra, la morte siano le dominanti del mondo, che altri signori trionfino, che altre potenze dispongono della vita e della morte di milioni di esseri umani. Lo cantano i cristiani dell’Iraq e di Timor Est, quelli della Siria e dell’Iran, le diverse chiese presenti in Israele e in Palestina, i cristiani del Sudan e dei paesi dei Grandi Laghi, quelli dell’Algeria e di Cuba, dell’Indonesia e del Centroamerica. … E lo celebrano anche i cristiani di quei paesi che si sentono benedetti da Dio, assistiti dalla sua benevolenza, destinatari di una missione superiore in nome del Bene.”

Una festa qualunquista, allora? Essa vuole farci dimenticare lo sgomento e le contraddizioni del nostro vivere? Cosa è per noi, oggi, questa festa? Io credo che, con il suo messaggio pazzesco di resurrezione, Pasqua vuole essere una “buona notizia” per tutti, e vuole essere un “giudizio” sul nostro mondo.

Proprio una “buona notizia” nulla di più, e anche nulla di meno! Qualcosa di buono ci viene detto e ci viene dato come un dono di grazia per tutti noi, noi né poveri né ricchi, e sempre immersi nelle conflittualità del nostro tempo.

Una “buona notizia” per riempire il nostro cuore di speranza e le nostre mani di nuova forza affinché quanto è stato fatto e quanto facciamo non cadi sotto il peso della vanità e del vuoto della inutilità. Una “buona notizia” dopo tanta sofferenza e tanto spavento, dopo la paura per noi e per i nostri cari, dopo la rabbia per le menzogne ascoltate e per le ingiustizie contro i deboli.

Dunque, “una buona notizia”: il Signore è il vivente e ci incontra nella forza della sua resurrezione! E non potrebbe mancare anche il “giudizio” sul nostro mondo! Ma questo mondo, non dimentichiamo, è stato e lo è ancora oggi, oggetto dell’amore del Padre tanto da mandare il suo Figlio unigenito affinché nella fede vi sia vita eterna. Giudizio di luce per cancellare ogni ombra, giudizio di vita per vincere la morte, e giudizio di amore per cancellare ogni odio.

Pensare al “giudizio” vuol dire accettare di celebrare questa Pasqua in un tempo di contraddizioni. Infatti cosa vogliamo dire e fare con il nostro culto e con la nostra festa? Facciamo attenzione a non disprezzare la “buona notizia” che ci raggiunge e ricordiamo di non scartare il “giudizio” sulla nostra vita. Pasqua festa della vita! Come affermerà un teologo: “In virtù della risurrezione di Gesù Cristo, l’uomo viene elevato una volta per tutte e destinato a trovare presso Dio giustizia contro tutti i suoi nemici e a sentirsi perciò libero di vivere una nuova vita, nella quale non ha più davanti, ma dietro di sé, il peccato, e col peccato la maledizione, la morte, la tomba e l’inferno.” Amen.

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