Care sorelle e cari fratelli,
oggi ci viene
chiesto di compiere un passo molto importante e di conseguenza anche molto
complesso. Ci viene chiesto di esaminare il dove e il quando della nostra fede
e della nostra vita. Potremmo anche dire che siamo posti davanti alla domanda
di Dio che ci chiede dove sei? È la domanda urgente del qui ed ora. È una
questione urgente, se non per noi, di certo per Dio. Dov’è la tua fede, dove si
colloca, come si rapporta con quello che la circonda, dove stai andando? Questa
domanda non è data solo ad ogni singolo ma è consegnata alla chiesa tutta come
un progetto. Potremmo cambiarla usando altre parole e facendola precedere da
una premessa divina, come se Dio dicesse: cari figli e care figlie che siete la
chiesa di _____________ io vi ho chiamati dall’ignoranza alla conoscenza, dalla
colpa al perdono, dal rifiuto all’accoglienza, vi ho portato per mano fino alla
salvezza e al mio patto, vi ho chiamato amici, figli e figlie e non più servi,
vi ho creato di nuovo. Ora voi siete in un posto e in un tempo e lì vivete il
mio patto e la vostra fede. Per questo vi chiedo dove siete? Dio vuole porci
davanti a questo tempo e ci chiede di guardare lo spazio che viviamo, la nostra
epoca. Ricordate quando la
Bibbia parla dei vari tempi, concludendo che c’è un tempo per
ogni cosa? Bene qual è il nostro tempo, o meglio in questo nostro tempo qual è
la cosa più importante per la nostra fede,per il nostro rapporto con Dio, cosa
ci qualifica come credenti in quest’epoca? Cos’è più opportuno per noi oggi?
Per compiere
questo passo è necessario porci in ascolto. Dobbiamo ascoltare gli uomini e le
donne di questo tempo, dobbiamo confrontarci con quanti vivono e combattono in
questo tempo e in queste terre, dobbiamo ascoltare la Parola di Dio che ci
permette di guardare questo tempo e coloro che in esso vivono con uno sguardo
nuovo e una chiarezza inattesa. Ecco la nostra fede oggi ha bisogno di
considerare il luogo e il tempo in cui Dio l’ha posta perché operasse per il
bene.
Oggi noi siamo
nel luogo e nel tempo voluto da Dio per noi e, come per le generazioni che ci
hanno preceduto, siamo posti davanti alla sua vocazione. Per prima cosa e sopra
ogni altra cosa noi siamo il risultato dell’agire di Dio ed è la sua opera che ci qualifica e ci rende quello
che noi da soli non riusciremmo mai ad essere, giusti davanti a Dio. Ma se
prendiamo sul serio Dio, la sua Parola e quanto egli ha compiuto per noi
rendendoci giusti, allora non possiamo evitare di considerare anche come
urgente quello che Dio ha compiuto in noi. Egli ci ha resi uomo e donna nuovi,
cioè uomini e donne che non si accontentano più di essere amati e di aver
trovato pace davanti a Dio, ora siamo chiamati ad assumerci la responsabilità
di quanti non hanno vita in questa vita. Eccolo il nostro qui e il nostro ora
ecco dove siamo stati posti da Dio. Siamo posti nel ventre della bestia, siamo
posti tra le fauci del leone e tra le spire della vipera, non siamo messi a
riposo, non siamo collocati nella culla della serenità, siamo posti in cammino
e non avremo dove posare il capo per riposare. Questo nostro tempo, che è il
tempo della fede, è anche il tempo della lotta, pacifica ma chiara. Siamo
chiamati a lottare per il bene, il diritto e la giustizia. Non so se c’è mai
stata un’epoca in cui questa non sia stata un’esigenza per la chiesa, e non so
se oggi questo è più necessario che in altri tempi, ma sta di fatto che non il
nostro paese non sta vivendo un’epoca di giustizia, di diritto o di legalità.
Viviamo a rischio. La nostra vita è a rischio per tanti e diversi motivi: assenza
di prospettive, di lavoro, paura del domani, dubbi e insicurezze, e ancor di
più oggi è a rischio la nostra democrazia, dal momento che vengono messi in
discussione l’utilità del nostro parlamento e della nostra costituzione, sono
relativizzati e messi tra parentesi diritti importanti e vengono allontanati
dalla società dei cosiddetti normali quanti sono diversi, vengono violati
diritti umani essenziali contro gli immigrati nel nostro paese negando loro in
pratica di godere dei nostri stessi diritti, come quello all’istruzione, alla
casa, al lavoro e all’assistenza sanitaria gratuita. Siamo in un paese in cui
si muore di lavoro e crescono a dismisura i poveri e i disperati. Siamo sempre
più una società divisa in due parti ben distinte, coloro che vivono nel
benessere e quanti hanno sempre meno beni per una buona e soprattutto giusta
vita. In questo luogo e in questo tempo noi siamo la chiesa di Gesù Cristo e il
problema della giustizia, della legalità e del diritto è una questione che
riguarda la nostra fede dal momento che riguarda Dio stesso. Dio rimprovera la
classe dirigente del suo popolo e i mercanti di volersi approfittare dei poveri
degli ultimi, non rispettano più nelle cause il diritto dell’orfano e della
vedova o dello straniero che è in mezzo al popolo. Da quanto abbiamo letto nei
nostri brani emerge con chiarezza che la giustizia sociale e i diritti
soprattutto degli ultimi sono un’esigenza per Dio e il rispetto e la tutela di
questi diritti sono un requisito essenziale per piacere a Dio e fare la sua
volontà. Cos’è la giustizia per le pagine bibliche?
I profeti
parlano della giustizia sottolineando tre elementi:
l’immagine che
viene utilizzata non è quella ferma e immobile della donna bendata che tiene in
mano una bilancia e una spada, la giustizia biblica e dei profeti soprattutto e
un’immagine in movimento, la giustizia che Dio indica è dinamica, essa è un
torrente ribollente e purificatore, questo torrente impetuoso cambia le cose e
non lascia nulla come prima, colpisce i colpevoli e sana le vittime.
Inoltre la
giustizia è la risposta normale che
ci si attende dal popolo di Dio per ciò che il Signore ha fatto per lui. È come
quel brano di Isaia in cui un uomo aveva lavorato fino allo stremo per la sua
vigna e poi l’aveva distrutta perché essa produceva solo inutile uva selvatica.
Così il popolo di Dio che è stato curato dall’amore di Dio è chiamato a
rispondere a questo amore producendo frutti di giustizia e legalità, altrimenti
è inutile. Il credente può essere utile a questo mondo solo se ha riconosciuto
l’immensa opera di cura e more da parte di Dio e agisce di conseguenza. Senza
aver visto la giustizia e l’amore di Dio non avremo quella passione necessaria
e sufficiente per essere una vigna fertile e rischieremo di seccare.
Infine fare giustizia e non limitarsi a dire la
giustizia significa essere difensori degli indifesi che per la Bibbia erano i poveri, le
vedove e gli orfani, ma anche gli stranieri, ma anche i lavoratori e con Gesù
anche tutti coloro che per un motivo qualsiasi erano allontanati e resi
estranei, oppressi ed umiliati. Così per la Bibbia nulla è più concreto e più vicino a Dio
del fare giustizia.
Allora fratelli
e sorelle questo è il senso della domanda di Dio: qual è la vocazione della
giustizia per il nostro qui ed ora? Chi sono gli indifesi, gli ultimi e gli
oltraggiati nel nostro paese? Anziani e bambini soli, donne violentati,
lavoratori italiani e stranieri sottopagati o resi schiavi dal lavoro,
disperati in fuga che cercano qui una casa per trovare pace, ma anche chi ha
perso speranza e fede e cerca un nuovo senso per la propria vita, famiglie
intere senza più entrate sufficienti perché i genitori hanno perso il lavoro,
malati che non possono curarsi e così ancora altri ed altri.
Quando ci
adopereremo per la giustizia, la legalità ed il diritto allora avremo portato
frutti d’amore duraturi, saremo una vigna fertile, risponderemo all’amore di
cui Dio ci ha investito e finalmente verrà il tempo per realizzare il sogno: la
giustizia scorrerà come acqua ed il diritto come un torrente perenne. Amen